sabato 28 aprile 2018

Frammenti di storie - Città Bunker - Cap. 1




Buona sera, 
Questa di stasera è una parte del primo capitolo di "Città Bunker", il distopico che ho iniziato a scrivere durante il Nanowrimo del 2016. 
Spero il frammento vi incuriosisca.
Buona lettura,
                                                         **************************

ho deciso di condividere con voi, di tanto in tanto, qualche frammento di uno dei miei due romanzi in fieri.

Come ho accennato in un altro articolo, quell'anno ho perso miseramente il Nano e il romanzo non è mai stato terminato. In questo periodo ho pensato di rimetterci mano e quindi eccomi qui.
Si tratta di una prima bozza di romanzo, perciò il testo non è ancora stato sottoposto a editing. Vi prego quindi di leggerlo per quello che è, un frammento di un romanzo ancora in divenire.


Giuliana

Titolo: Città Bunker (Provvisorio)
Genere: Fantascienza/ Distopico
Capitolo 1
Danae

Anche stanotte a svegliarmi è il rumore metallico. Sembra qualcosa di affilato che graffia una delle spesse mura d'acciaio. Si ripete da giorni, sempre di notte. Ne ho parlato anche con i miei. Mio padre è convinto sia la ventola dell'ossigeno del corridoio a ovest, vicino la mia stanza. L'idea di mia madre è ben più elaborata: sono i topi che scavano contro i portelloni che separano l’ex sezione 'A' dalla nostra. Nessuna delle due teorie mi persuade. 

Dopo aver invano cercato di riprendere sonno, decido di alzarmi. Indosso le pantofole di stoffa antracite, dello stesso colore del pigiama, e mi dirigo verso la finestra. Sposto la tendina decorativa e guardo fuori. Non che ci sia qualcosa da vedere, solo che il gesto mi rilassa. L'idea della vita che si cela all'esterno mi fa sentire un po' meno sola, nei momenti in cui la mia prigione di ferro mi sta troppo stretta. A una decina di metri, forse meno, c'è qualcosa di luminoso. Un pesce. Forse una medusa o il Melanocetus Johnsonii; 'Diavolo Nero', come lo chiama mia madre. Lo nominava per spaventarci quando da piccoli io e Ares facevamo i capricci.

 Ares, mio fratello.

 Il solo pensiero mi fa attorcigliare lo stomaco. Non so dire se perché non lo vedo da anni o se perché invece tra poco lo rivedrò.

Rimetto a posto la tenda ruvida ed esco dalla stanza. Una luce a neon in fondo al corridoio grigio e asettico lampeggia. Sfioro la parete fredda e continuo a camminare. Sorpasso la stanza adibita alla cucina. È chiusa a chiave, come sempre. Nonostante la nostra comunità sia abbastanza ristretta, la sicurezza non è mai troppa in tempi come questi. Nessuno tranne la cuoca ha il permesso di avvicinarsi alle provviste. Io infatti non so nemmeno come sia fatta, una cucina. Spesso, quando ho fame, immagino ci siano ripiani e ripiani di torte, stufati e bistecche. Razionalmente so che questi cibi non esistono più, però pensarlo è piacevole. La descrizione di prelibatezze del genere è uno dei motivi per i quali il dibattito sull'eliminazione dei libri è ancora aperto. Alcuni credono sia un’inutile atrocità e un segno di regresso, per me invece sarebbe un peccato perdere la conoscenza di ciò che eravamo prima. Mi sforzo di virare i miei pensieri dal cibo al rumore metallico, quando sento lo stomaco brontolare. Il coprifuoco entro le nove è incoraggiato proprio perchè dopo qualche ora dalla cena la fame riprende a farsi sentire, se non si è a letto. Sorpasso anche la biblioteca, il mio posto preferito, nonché quello dove ho passato fino adesso la maggior parte del tempo libero, visto che non ho ancora un lavoro. Il patrimonio che possediamo è parecchio limitato, ma non sono comunque riuscita a leggere tutti i libri. Una volta che sarò socialmente impegnata mi sarà molto difficile farlo, penso scacciando la fitta dolorosa che cerca di farsi breccia. Senza accorgermene mi sono mossa verso il corridoio a est. E adesso sono sotto la ventola dell'ossigeno. Tendo le orecchie, niente. Proseguo verso il portellone di contenimento, anche se il rumore è cessato. Tante volte ho domandato ai miei come fosse dall'altra parte. Siamo rimasti segregati in questa sezione da quando avevo tre anni, quindi ero troppo piccola per ricordarlo. Per la stessa politica di "inutile atrocità e segno di regresso" mi è stato detto ben poco. La nostra parte era quella una volta adibita ai magazzini, quindi del tutto costituita da corridoi e camerate. Arrivo davanti al portellone e lo osservo. È alto almeno tre metri e largo altrettanto. Anche questa volta aspetto il rumore metallico. Niente. Percepisco solo il  rombo nelle orecchie per il troppo silenzio. Poi qualcosa dietro di me mi fa sobbalzare. Nessun rumore metallico, soltanto mia madre.

«Danae?» le braccia incrociate sui fianchi le stropicciano la camicia da notte grigia lunga fino al polpaccio.

«Non riuscivo a dormire!» sbotto sulla difensiva. Mi sento una stupida a essere stata scoperta a vagare per la sezione a quest'ora. Non che ci siano provvedimenti per la violazione del coprifuoco, solo che venire meno alle norme non è buon costume.

«Faresti bene a dormire, il coprifuoco è scattato da un pezzo!» mi ammonisce, per niente severa. Annuisco sforzandomi di sorridere. Quando sparisce oltre uno dei bracci del corridoio, riprendo la mia perlustrazione. 



Che è mattino lo capisco dalla radio-sveglia sul comodino, non certo dalla diversa luce che penetra dalle finestre. A questa profondità la differenza è minima, se non del tutto inesistente. Alla mancanza della luce solare dobbiamo la nostra carnagione pallidissima e le modifiche che generazione dopo generazione si vanno verificando nei nostri corpi. Ormai da parecchie decine di anni i bambini nascono con occhi e capelli chiarissimi, quasi bianchi. L'immunologo della nostra città-bunker, prima della seconda epidemia di Mephista, giudicò la cosa come un ottimo segno.

«I nostri organismi si stanno adattando allo stile di vita subacqueo. Ci stiamo evolvendo. Le malattie che hanno piegato i nostri antenati non ci colpiranno più.» disse alla riunione che si tenne quell'anno. E invece qualche mese dopo la malattia tornò.

Mia madre interrompe i miei pensieri fiondandosi nella stanza. Si lamenta del mio poltrire e poggia il vassoio con la colazione sul letto. Latte artificiale. Bleah! 

«Devi immettere calcio nel tuo corpo. Bevilo.» mi intima mamma, notando la smorfia di disgusto. Non sono d'accordo ad assumere qualcosa che detesto solo per il compito che nonostante non lo abbia richiesto pesa sulle mie spalle: ripopolare la città.

«Non hai idea di quanto sia sfiancante una gravidanza, Danae. Io lo so, doppiamente!» Sospiro e ingollo un sorso del liquido biancastro. Avrei giurato che mettesse in ballo la sua gravidanza. È una vita che non fa altro che rinfacciarmi quanto l'abbia fatta soffrire in quei nove mesi.

«Sono una figlia orribile, lo so» pronuncio sarcastica e mi preparo a un'altra sorsata. «Mi racconti di nuovo come successe?» le domando. Da piccola glielo chiedevo spessissimo, ma ormai sono anni che non lo faccio. 

«Quante volte te lo devo dire? Bisogna guardare al futuro, mai al passato. Credevo lo avessi imparato, ormai.» Sospira e capisco che sta per rispondere. «L’epidemia tornò e colpì la maggior parte della popolazione. Per salvarci dal contagio fummo costretti a segregarci da questo lato della città bunker. Nell’altra sezione non rimasero che cadaveri devastati dalla malattia e corpi morenti. Dopo qualche giorno non sentimmo più le loro voci. Non era rimasto più nessuno.»

«Li abbiamo abbandonati in fin di vita. La nostra stessa gente.» Un brivido mi corre lungo la schiena e mi fa rizzare i peli. È la storia che ho sentito mille volte, adesso però mi suscita emozioni che prima non c’erano. Era quasi una favoletta da piccola, ora è come se quelle sagome di gomma, che immaginavo stese per le strade, avessero preso coscienza. O forse sono solo io ad aver preso coscienza.

«Abbiamo dovuto guardare al futuro della razza umana e dimenticare il passato. Non avevamo scelta.» Sembra dispiaciuta mentre lo dice. Non sono certa che lo sia davvero. «Danae, siamo tenuti a fare dei sacrifici per il bene comune, a volte.» Adesso non parla più della sezione A, si riferisce a me e a quello che sto per fare per il bene della comunità. È del mio sacrificio che sta parlando. Cerco di deglutire il sasso che all’improvviso mi è cresciuto in gola. Era un sassolino minuscolo un secondo fa e adesso è così grande che faccio fatica a respirare. Annaspo alla ricerca d’aria. Tutti hanno fatto dei sacrifici, perché per me è così difficile sopportare questo?

Mia zia ci raggiunge pochi minuti dopo. È lei che si occupa dei vestiti e di tutto ciò che concerne i tessuti. Per questioni di comodità indossiamo da sempre divise marroni. Per fortuna i magazzini con gli abiti si trovavano da questa parte, quando quindici anni fa siamo rimasti segregati nella sezione B. La vanità è inutile in una comunità così ristretta, quindi risparmiamo le stoffe colorate per gli eventi davvero importanti. E per me tra poco giungerà uno dei momenti più memorabili della mia vita. Più tardi dovrò incontrare il mio futuro sposo. Proprio per questa ragione mia zia mi prova stoffe addosso da quasi un'ora. Sono sudata e mi fanno male i piedi. Mi sposto una ciocca di capelli dal viso e sbuffo.

«Stai ferma tesoro, ti prego.» dice la zia, reggendo tre spilli con le labbra. «Trattieni il respiro ancora un attimo» aggiunge poi, pungendomi la schiena per sbaglio. 

«Oh, mio dio» esclama mia madre, saltando dal letto come se fosse stata lei quella a essere punta. Mia zia si sposta un poco per permetterle di vedere meglio. Mi scosto di nuovo il ciuffo biondissimo che mi è ricaduto sul viso e guardo in basso. La stoffa è di un materiale leggerissimo e setoso, della più chiara tonalità di azzurro che abbia mai visto. Due fasce spesse scivolano sul seno e si incrociano abbracciandomi i fianchi. La parte posteriore della gonna è più lunga di quella anteriore che forma una 'v' rovesciata. Alle spalle pendono come ali due ampi lembi di stoffa, che ricadono morbidi creando uno strascico. 

Mi sposto verso lo specchio e wow... sto davvero bene.

«Sei uno schianto! Ares impazzirà non appena ti vedrà» sbotta la zia, mentre riordina la scatola del cucito. Una morsa mi avvinghia il petto, mozzandomi il respiro. Ok, tra poche ore lo rivedrò, ma non c'è bisogno di essere così nervosa, mi dico nascondendo le mani tremanti dietro la schiena. Dopotutto si tratta di mio fratello, non di un estraneo.



Sono conscia dei sacrifici che i miei genitori hanno fatto per far sì che la nostra unione in matrimonio ci sembri il meno strana possibile. Hanno rinunciato al loro primogenito e lo hanno affidato a mia zia, affinché lo crescesse nella parte opposta di questa sezione. Però non cambia il fatto che condividiamo lo stesso sangue e in parte lo stesso DNA. E anche se gli antichi egizi ritenevano di poco conto le unioni tra consanguinei, io non riesco a vederla in questa prospettiva. Vorrei solo avere la possibilità di scegliere chi avere al mio fianco, proprio come l'hanno avuta i miei genitori.



giovedì 22 marzo 2018

A chi (S)consiglio "Dall'altra parte"



Buona sera,
mi sono accorta, cercando in rete, che il web è pieno di "a chi consiglierei questo libro".

Io ho deciso di fare la cosa esattamente opposta, ecco infatti a chi sconsiglio la lettura del mio primo romanzo "Dall'altra parte."


A chi SCONSIGLIO "Dall'altra parte"


#1 Lo sconsiglio a chi odia i libri che si fanno leggere in fretta

In fatto di lettura ognuno ha i suoi gusti. Se sei una di quelle persone che amano "viversi" il libro per settimane o per mesi, allora questo NON fa al caso tuo. 
"Dall'altra parte" è un romanzo scorrevole che si lascia leggere in poco tempo.
Uno studio americano dimostra, cronometri alla mano, che il primato di lettrice più veloce se lo sia accaparrato una ragazza. Si dice che abbia divorato le 256 pagine in 49 minuti e 36 secondi. 


#2 Mary Sue, chi?
 Lo sconsiglio a chi ama le protagoniste bellissime e brave in tutto

Nessuno sviene al passaggio di Emma. Non è la più bella del campeggio, non è la leader del suo gruppo, non sacrifica la sua vita per salvare gli altri, non vince tutte le gare.
Insomma, la mia protagonista è una ragazza normale, una tra tante. 
Emma è fatta di sogni e di incertezze, come ognuno di noi.


#3 Lo sconsiglio a chi detesta un linguaggio semplice e sobrio

Emma è la voce narrante del romanzo, perciò la realtà è filtrata attraverso i suoi occhi. Il linguaggio rispecchia la sua personalità e la sua età. Il linguaggio è semplice, lo stile non è pomposo e il tono è frizzante e sbarazzino.

#4 Lo sconsiglio a chi non sopporta i libri con un ritmo incalzante

La vita frenetica che tutti conduciamo ci concede purtroppo poco tempo libero. Se i vostri libri preferiti sono quelli miti che si lasciano gestire facilmente, allora questo NON fa al caso vostro. 
Se amate i libri che conciliano il sonno dopo poche righe, questo ancora una volta NON fa al caso vostro. 
Uno studio americano, necrologi alla mano, ha dimostrano che nove lettori su dieci del libro in questione abbiano dimenticato, durante la lettura, bisogni vitali come dormire e andare in bagno. Fonti indiscrete, e al momento non accreditate dagli scienziati, riferiscono che una lettrice si sia addirittura fatta frullare la carne, così da non dover staccare gli occhi dal libro nemmeno per un secondo. Uno pare si sia fatto esplodere la vescica e di un paio si dice che abbiano dimenticato anche il loro nome e che siano stati avvistati mentre chiedevano ai passanti la strada per il campeggio.

#5 Lo sconsiglio a quelli che odiano emozionarsi 

A causa del poco tempo libero, oggi sempre più spesso si è soliti leggere durante i cosiddetti momenti morti. 
Ora, metti che mentre sei sull'autobus e stai leggendo "Dall'altra parte" ti venga da piangere. Piuttosto fastidioso, no? Oppure, pensa se leggendo in fila al supermercato ti cominciassero a tremare le gambe. Non va bene!
E se anche decidessi di leggere il romanzo a casa per sicurezza, sicuro di volerti emozionare? Cioè, non ti secca dover piangere e ridere per i miei personaggi? Io ci penserei bene. Anche perché se poi ti viene il crepacuore o se ti sciogli dalla dolcezza io mica te li pago i danni.

Bene, cinque punti credo siano più che sufficienti per convincerti a non comprare il mio libro. 

Ci sentiamo presto, 
Giuliana

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sabato 10 marzo 2018

#10 curiosità su "Dall'altra parte"


Ciao, oggi voglio renderti partecipe di alcune curiosità che riguardano il mio romanzo di formazione/ YA, "Dall'altra parte".

Ho dunque preparato per te una lista di #10 curiosità.



#1 L'input iniziale è arrivato in sogno

Novantanove volte su cento faccio sogni horror. Spesso però riesco a ricavare da questi spunti interessanti che utilizzo poi per le mie storie. 
Posseggo anche un diario onirico, che però per pigrizia aggiorno di rado. L'ispirazione per "Dall'altra parte" è arrivata proprio mentre dormivo. Non ricordo il sogno nel dettaglio, ormai è passato troppo tempo. Sono certa di essere riuscita a visualizzare l'ambientazione nel bosco e poco altro, comunque. 
Non era molto da cui partire, ma le immagini devono essere state abbastanza vivide da motivarmi a scriverci su qualcosa. Non ho memoria di elementi inquentanti, perciò o deve essersi trattato dell'unica volta su cento in cui faccio sogni sereni oppure devo essermi svegliata prima che il mondo intorno a me si colorasse di tinte fosche.

Parlo dell'ambientazione del romanzo sul blog Romance e altri rimedi, qui.


#2 Il titolo originariamente era diverso

Per molto tempo il titolo del romanzo è stato un altro. 
Era "I come indimenticabile" e faceva riferimento a una certa "i" incisa a fuoco in un certo posto.
[Ammicca esageratamente a chi ha già letto il libro]

Parlo di come sono riuscita a trovare il titolo definitivo e del suo significato sul blog L'inchiostro dei sogni, qui.


#3 Scrittura e riproduzioni sonore del bosco di notte

Nell'articolo pubblicato sul blog Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girl, qui, è stata caricata la playlist che mi ha accompagnato durante la scrittura. 

Tuttavia, durante la stesura del romanzo, per aiutarmi a entrare nel giusto mood, mi è capitato spesso di ascoltare riproduzioni sonore del bosco di notte. 


#4 Ho rischiato di perdere l'email della casa editrice

Mi sono accorta dell'email per puro caso e solo alcune settimane dopo averla ricevuta. Ricordo bene l'attimo di stupore e confusione di quella sera. Mi trovavo in America e mi era possibile accedere alla posta elettronica solo tramite il cellulare e usufruendo del terribile wifi del motel in cui mi trovavo. 

Spiego come è andata nell'intervista fattami da Il salotto del gatto libraio, qui.


#5 Scene scritte in posti impensabili

Durante il lungo periodo di editing ho riscritto e aggiunto parecchie scene, questo l'ho detto in diverse ossasioni. Quello che forse non ho detto è che alcune sono state scritte in posti diversi dalla mia scrivania nella mia stanza. Alcune scene sono nate nei tragitti in autobus, nell'intervallo tra una lezione e l'altra, nelle pause pranzo al ristorante in cui lavoravo e, insolito ma vero, anche durante le mie passeggiate a piedi.


#6 I capitoli non sono stati scritti in ordine

Il primo capitolo non è stato il primo che ho scritto. Anzi, a dire il vero, l'ho scritto solo dopo molti altri. 
E lo stesso discorso vale anche per altri capitoli. Spesso mi sono lasciata trascinare dall'ispirazione del momento mandando all'aria tutte le scalette, insomma. 


#7 La ricerca ha preceduto la scrittura

Prima di tuffarmi nella scrittura, ho dovuto tuffarmi nell'ambientazione. La stesura è stata perciò preceduta da un periodo di ricerca. Ho letto articoli, guardato video e contattato addirittura l'istruttore di un campeggio. Per giornate intere non ho fatto altro che documentarmi. Mi sono dovuta informare sulle attività del campeggio ma anche su sopravvivenza nel bosco e tanto altro. Ho cercato informazioni su alberi, pesci, uccelli e poi ho appreso le nozioni base su pesca, caccia, arrampicate sugli alberi. 

Poi la seconda fase è stata quella dell'immersione nel luogo. Immagini e audio del bosco mi hanno permesso di calarmi nel mondo narrativo che ho creato. Infine, l'ultima tappa prima della scrittura è stata la mappatura del campeggio di Emma. 
Ho voluto impegnarmi a immaginare ogni angolo di quel posto. Ho ricretato nella mia mente suoni, profumi, temperatura ambientale e ogni altro piccolo dettaglio come la sensazione tattile del legno ruvido sfiorato con le dita e la brezza delle sere d'agosto in campagna.  



#8 "Ho un vuoto dentro", uno dei commenti più belli

I miei beta reader mi hanno regalato tante emozioni. Sono state le loro parole a infondermi il coraggio che mi ha permesso di provarci, di provarci davvero.  
Uno dei commenti più belli è stato: "Ho un vuoto dentro". 
A pronunciarlo è stata una delle mie beta, subito dopo aver terminato il libro. 
Questa sua frase mi ha colpito e reso felice perché quel vuoto è esattamente ciò che volevo arrivasse alla fine del libro. 
Il fatto che le mie parole siano riuscite a trasmettere uno stato d'animo è qualcosa di magico che ancora stento a realizzare.


#9 Scout e beta reader tra le mie vittime

Parecchie persone sono state maltrattate per la riuscita di questo romanzo. Tra le vittime possiamo annoverare i beta reader costretti a rispondere ai miei infiniti sondaggi e gli scout pregati di verificare la credibilità di alcune scene.


#10 Casting e personaggi

All'inizio Rica ha partecipato ai casting per accaparrarsi la parte di Fiona. Non appena la sua immagine si è fatta chiara nella mia mente, però, ho subito capito che sarebbe stata perfetta nei panni di Rica. 

Sul blog My Secret Diary, qui, è possibile trovare illustrazioni dei personaggi principali, descrizioni ed estratti.



Spero che la lettura sia stata di tuo gradimento. 
A presto,
Giuliana

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domenica 4 marzo 2018

Ringraziamenti


Purtroppo non ho avuto la possibilità di inserire dei ringraziamenti alla fine del libro, però ci tenevo comunque a farli, perciò ecco.



Innanzitutto un ringraziamento speciale va a mia sorella. Hai sempre sostenuto che fossi la tua scrittrice preferita, anche quando ancora scrivevo cose molto più brutte di questa.
Senza la tua pazienza questo libro forse non esisterebbe. Grazie per essere stata sempre in grado di ridimensionare le mie paure e per aver instancabilmente prestato ascolto ai miei dubbi e alle mie ansie.
Cosa dire alla mia editor, Sara Gavioli? Come ti ripeto sempre, non finirò mai di ringraziarti. Grazie per essere stata al mio fianco durante il lungo percorso di editing e grazie per non aver smesso di starmi accanto anche a lavoro finito.  E grazie, soprattutto, per aver risposto alle mie domande disperate anche alle undici di sera.
Immancabile è il ringraziamento a Elena, Anna Maria, Tiziana e a tutti, ma veramente tutti, i membri del gruppo di mutuo aiuto. Grazie per aver letto e riletto i miei giri di bozze, grazie per i consigli. Fare questo cammino insieme ha reso tutto ancora più speciale.
Elena Grespan, grazie per aver coccolato il mio libro e per avergli riservato lo stesso affetto che riservi al tuo. Senza di te probabilmente non sarei mai arrivata fin qui, mi sarei persa per strada chissà dove.
Grazie a tutti i miei beta reader, i vostri riscontri mi hanno dato la forza di andare avanti anche nelle giornate in cui avevo voglia di mollare tutto.
Grazie alle figure professionali che mi hanno accompagnato in questo lungo cammino.
Grazie alle editor Stefania Crepaldi ed Emanuela Navone e alla agenzia letteraria il Quadrotto per le preziose valutazioni.
Grazie all'avvocato Carolina Cutolo per aver condiviso con me un po’ della sua esperienza.
Grazie a tutte le mie amiche per il loro entusiasmo. Grazie a Eleonora, Emy, Ylenia e Silvia per aver risposto ai miei infiniti sondaggi. E grazie a quelle che volevano il mio libro sui loro comodini prima ancora che avessi terminato di scriverlo.
Grazie agli scout per aver risposto ai miei quesiti durante il periodo di ricerca che ha preceduto la scrittura.
Grazie alla Casa Editrice Nulla Die per aver creduto in me.
E infine grazie a tutti i lettori che hanno deciso e che decideranno di intraprendere questo viaggio e di arrivare fino all'ultima pagina. Grazie a voi questa storia, la storia della mia Emma, vivrà al di fuori di me.

Adesso questo libro è un po' anche vostro.

sabato 3 marzo 2018

NanoWrimo: La mia esperienza





Lo scorso novembre ho partecipato al NanoWrimo, un'annuale gara internazionale che ha l'obiettivo di aiutare i partecipanti a vincere la pigrizia e a scrivere in maniera costante per un mese. La sfida è quella di riuscire a raggiungere le 50.000 parole in trenta giorni.


Nel 2017 mi sono cimentata per il secondo anno, questa volta con la gioia di risultare tra i vincitori. 





Non si vince niente di concreto, eh. 

Ma è stato bello mettersi in gioco e dimostrare a me stessa di essere capace di scrivere ogni giorno.

Nel 2016 ho partecipato con una storia distopica che poi, finito il Nano, è rimasta nel cassetto in attesa di essere ripresa e terminata. Al momento si trova ancora lì, ma spero davvero di tornare a lavorarci al più presto. 


Per tutta l'estate scorsa mi ero detta sicura di voler partecipare nuovamente al NanoWrimo e portare a termine il lavoro dell'anno precedente. A ottobre invece, a causa di numerosi impegni, mi ero convinta che non avrei partecipato.


Il due novembre, però, non ho resistito e mi sono lanciata nella folle corsa, in ritardo di un giorno, senza la programmazione che in estate mi ero promessa di fare prima dell'inizio della gara. 


Oltre alla mia improvvisa decisione di prendere parte al Nano, nonostante avessi già deciso di non farlo, un'altra scelta mi ha colto di sorpresa: quella di non terminare il lavoro lasciato a metà e di gettare le basi di un progetto a cui pensavo da circa un anno (forse anche di più) ma che non avevo ancora avuto il coraggio di iniziare.


Perché non ne avevo avuto il coraggio? 


Perché è assolutamente falso ciò che si crede, ovvero che dopo aver scritto un libro scriverne altri diventi più facile. Anzi, se è possibile, è il contrario. 


Quando inizi a scrivere il primo libro non hai idea di quanto tempo ci vorrà e di quanto faticoso sarà. Per iniziare il secondo ci vogliono coraggio, forza di volontà e pazienza.


Alla fine però ho ceduto, la storia premeva per essere raccontata e non ho potuto fare altro che assecondarla. 


Di questo progetto e dei suoi progessi te ne parlerò nel prossimo articolo.


A presto, 

Giuliana


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giovedì 1 marzo 2018

Estrazione Giveaway


Buongiorno,
la maratona è finita e adesso è ora di premiarti per la tua presenza. 
Prima, però, voglio ringraziarti.
Grazie; grazie per avermi seguito in questa corsa folle. Grazie per per essere stato sempre presente.
Semplicemente, grazie.

Grazie anche alle meravigliose blogger che hanno deciso di ospitarmi e di ospitarti sui loro blog. Senza la loro disponibilità e il loro appoggio prezioso questo tour non ci sarebbe mai stato.



Ho temporeggiato abbastanza, lo so, ti vedo già lì scalpitante. Ti lascio perciò al sorteggio.














a Rafflecopter giveaway









         Congratulazioni!!!




Caro compagno di viaggio, spero che questo faticoso vagabondare non ti sia dispiaciuto del tutto.
Prestissimo ci saranno tante novità, perciò continua a seguirmi.

Buona giornata,
Giuliana.
  

 

giovedì 22 febbraio 2018

Caviardage - Tecnica di scrittura per i creativi

Buona sera,
oggi al corso di scrittura ho scoperto una tecnica che non conoscevo: la Caviardage.

Si tratta di un meraviglioso metodo di scrittura che consiste nello (cito le esatte parole trovate sul blog di Tina Festa) "scovare le poesie nascoste". 

Si parte da un testo, uno qualunque.  Va bene una pagina a caso del primo libro che ci capita sottomano. Poi si procede cancellando il testo, annerendo le parole o disegnandoci sopra. 
Le parole per noi più significative vanno però lasciate bianche. Si ricavano così delle brevi poesie. 

Vi mostro un paio di foto trovate su internet.






Si tratta, come puoi vedere, di un gioco narrativo/creativo che lascia molto spazio alla fantasia. Se ami lo scrapbooking, il decoupage, colorare e speriementare la creatività, allora potrebbe piacerti.


La già citata Tina Festa pare essere l'ideatrice di questo metodo di scrittura creativa. Cercando su internet ho scoperto che ha pubblicato addirittura un libro in cui spiega come utilizzare al meglio questa tecnica. Il manuale "Il metodo del Caviardage - Cercare la poesia nascosta" di Tina Festa ed edito da Altrimedia sembra non essere al momento disponibile su Amazon. Io, comunque, la prossima volta che passerò in libreria proverò a cercarlo.


La bravissima insegnante del corso, Maria Antonietta La Barbera, ci ha parlato un po' dell'etimologia del termine Caviardage. Si tratta di una parola francese che deriva da "Caviar", ovvero caviale. Il termine fa riferimento perciò all'azione di annerire qualcosa, "cavialeggiare" se la Crusca ci dà la sua benedizione.


Quindi, prima di procedere con gli esercizi di scrittura creativa della giornata, l'insegnante ci ha mostrato un libro realizzato interamente con questo metodo. Ha tirato fuori dalla borsa quello che a guardarlo sembrava un normissimo libro e poi lo ha aperto a mo' di fisarmonica, riempendo quasi interamente il tavolo attorno al quale eravamo seduti. 

Ogni pagina era dipinta, disegnata, sottolineata in maniera superba.
 Uno spettacolo incredibile, davvero. 
Non avevo mai visto nulla del genere. Autrice di questa meraviglia è Adele Cammarata, una scrittrice e illustratrice Palermitana. A fine gennaio, tra l'altro, è uscito "Un safari in città", un libro per ragazzi ambientato a Palermo con delle illustrazioni stupende.

In classe abbiamo anche fatto un esercizio simile a quello del Caviadage. Selezionando alcune parole da una lista abbiamo creato un brevissimo testo poetico.


Ecco ciò che ho scritto io: Centomila isole, a piedi nudi, su una notte di cenere.



Come sai amo tutto quello che è creativo, perciò come immaginerai già questo metodo è stato amore a prima vista.

Proporrò questo esercizio ai membri del mio club di aspiranti scrittori e di sicuro mi eserciterò ancora con questo metodo. Magari potrebbe diventare il nuovo hobby che cercavo per il 2018. 


Perlomeno ho trovato cosa fare con le copie dei libri, se la promozione dovesse andare male. 

E tu, conoscevi già questa tecnica?

Ti ha incuriosito?
Proverai a fare questo esercizio creativo?

A presto,

Giuliana.


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Frammenti di storie - Città Bunker - Cap. 1

Buona sera,  Questa di stasera è una parte del primo capitolo di "Città Bunker", il distopico che ho iniziato a scrivere d...